Panarea
Panarea, di origine vulcanica, anticamente chiamata Hycesia o Euonymos (l’isoladal buon nome), dista 18.5 km da Lipari; è l’isola più piccola (circa 3.3 kmq) e la meno alta dell’intero arcipelago delle Isole Eolie. Gli studiosi ritengono che l’isola di Panarea, insieme agli scogli e agli isolotti che la circondano, siano i resti di un antichissimo vulcano sottomarino, e il suo nome attuale “panaria”, vuole dire “tutta sconnessa”. A Panarea in mare aperto, verso est, spuntano una serie di scogli: Ettaro, Lisca Bianca, Lisca Nera, Dattilo, i Panarelli, la Formiche e l’isolotto di Basiluzzo. Basiluzzo è un grande scoglio vulcanico distante 3 km da Panarea, formatosi da diverse e successive colate laviche. Le sue scogliere sono a picco sul mare e offrono interessanti escursioni per i subacquei; nel fondo marino si può osservare un grandioso rudere, una darsena di epoca romana.
Panarea è l’isola più antica e attualmente, ne è rimasta una parte di quella originaria, a causa dei fenomeni vulcanici. Risulta che l’isola si sia creata circa 500 mila anni fa, dalla dissoluzione di un unico complesso vulcanico sottomarino che, esplodendo, avrebbe anche dato vita al piccolo arcipelago e che degli scogli ce la incorniciano. La parte più alta che si trova ad occidente è Punta Corvo, alta 421 metri s.l.m. L’isola di Panarea ha ancora dei fenomeni suggestivi, in quanto presso una sorgente (molo San Pietro), scorre acqua che raggiunge i 50°, ed invece nella zona La Caldara, sono presenti delle fumarole. L’isola fu abitata a partire dal III millennio a.c. resti di un villaggio preistorico, risalente alla media età del bronzo sono ancora visibili sul promontorio di Punta Milazzese. Fu abitata in modo stabile fino al periodo romano ed ora conta circa 280 abitanti, chiamati panarioti, che popolano le tre contrade: Ditella, San Pietro e Drauto. Quest’ultimo nome si riferisce al corsaro saraceno Draugh, che frequentava l’isola regolarmente, ormeggiandovi le sue imbarcazioni. Draugh è solo uno dei pirati che tra i secoli VII e XVI impedirono il popolamento di Panarea, infatti i contadini che venivano a coltivare i terreni dell’isola, lasciavano a Salina donne e bambini. A mezz’ora di cammino da Drauto si raggiunge la più bella località di Panarea: Cala Junco. Si tratta di una stupenda piscina naturale di acqua trasparente, dalle striature verdi turchesi e blu. Cala Junco era l’antico porto naturale di Capo Milazzese: un pianoro sul quale sono state trovate e portate alla luce le tracce di 23 capanne. L’insediamento ospitava, forse, qualche centinaio i persone già ne 1400 a.c., data ricavata dall’analisi delle ceramiche. E’stata anche accertata l’esistenza di lastre in pietra che venivano utilizzati come sedili, tavoli e mortai. Tutti i reperti portati alla luce sono ora esposti nel Museo Eoliano di Lipari. Invece a Basiluzzo, sono presenti degli edifici romani rappresentati da pavimenti a mosaico. Molto interessante anche la località Calcarin, dove sono state trovate piccole fosse, che si ipotizza siano dell’età del bronzo antico. Altre zone di interessa archeologico sono il Timpone del Corvo e l’isolotto di Basiluzzo, i cui è possibile ammirare alcuni edifici romani. Oggi l’isola è frequentata da numerosi vip, rendendola una delle mete turistiche più in voga del Mar Mediterraneo. Lo scalo per l’approdo delle navi è situato nell’abitato di San Pietro, dove è ubicato l’omonima chiesetta. Panarea, una delle sette perle del Mediterraneo, è incantevole per le sue Fumarole, le bolle di gas che emergono dal mare con un caratteristico gorgoglio, a formare la “caldaia” dello scoglio di Bottaio e insediamenti preistorici.